Non apriamo solo un B&B. Recuperiamo un immobile fermo in un territorio che perde abitanti e lo riportiamo a vivere — con lavoro, filiera e una brace accesa dodici mesi l'anno.
Le aree interne sono i territori lontani dai poli di servizio — scuola, salute, trasporti. Coprono circa il 60% del territorio nazionale e vi vive quasi un quarto della popolazione. Il filo comune è lo spopolamento: meno abitanti, invecchiamento, servizi che si ritirano.
Secondo la classificazione ufficiale (mappa SNAI), 3.833 Comuni sono classificati come area interna — intermedi, periferici o ultra-periferici. È lì che un immobile che riapre non è solo ricettività: è un presidio.
Ogni B&BQ nasce da un edificio esistente, recuperato senza consumare nuovo suolo, elettrificato con pompa di calore e fotovoltaico.
Ogni apertura attiva fornitori e persone del territorio: carni e prodotti tipici, manutenzione, accoglienza. Il valore resta nel borgo.
Il focolare è il simbolo del tornare a casa. Riaccenderlo dove il paese si svuota è ciò che distingue un presidio da una semplice stanza in affitto.
Lungo le linee minori e nei borghi delle aree interne ci sono stazioni e immobili ferroviari non più in uso. RFI li concede in comodato d'uso gratuito, con il programma «Stazioni ad uso sociale», per progetti di utilità sociale: sono esattamente il tipo di immobile che un presidio di comunità può riportare a vivere, senza acquisto.
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Che sia una baita, un rudere di famiglia o un edificio da recuperare in un borgo, può diventare un presidio. Raccontacelo.